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POLITICA
Pluralismo
12 novembre 2010

Fini e Bersani saranno ospiti da Fazio a “VieniViaConMe” per parlare dei valori di destra e di sinistra. E chi parlerà di quelli di destra?




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POLITICA
Dopo le favolette, le prime verità su Obama
9 novembre 2008
Dopo le valaghe di miele e di biografie da libro cuore su Barack Obama, passata la sbornia post elettorale che ha scomodato da Martin Luther King al buon Dio, vediamo di capirci più su chi è Obama, da chi è appoggiato e sostenuto moralmente e – soprattutto – finanziariamente (copia/incollato da Dagospia).

CHI E QUALI INTERESSI ‘RAPPRESENTA' - DAVVERO - IL 47ESIMO PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI
Oggi è domenica, il giorno del Signore, e Dagospia è buono e vuol salvare le anime belle in servizio permanente effettivo dello Stivale - tanto per non fare i nomi, da Veltroni a tutta la stampa bipartisan dei Barack-ati - svelando non la solita pippa tenere e romantica di chi è Barack Hussein Obama bensì la cosa più importante per noi sudditi dell'Impero: chi e quali interessi ‘rappresenta' - davvero - il 44esimo presidente degli Stati Uniti.

1 - OBAMA RICOPERTO D'ORO
Obama è in assoluto il personaggio della politica americana che ha raccolto il maggior numero di finanziamenti per la sua campagna elettorale: oltre 700 milioni di dollari. Una sommetta, ai prezzi attuali e dissestati della Borsa, che permetterebbe di acquisire 4/5 aziende medio-grandi d'Italia. Non basta: a parità di potere di acquisto, 700 milioni $ più spiccioli sono praticamente il doppio della cifra che raccolse John F. Kennedy negli anni Sessanta, che fu considerata il record dei record. Mica è finita: quale candidato si è mai permesso di pagarsi il lusso di 30-minuti-30 di spot elettorale sui tre maggiori network americani nell'orario di maggior ascolto? Bianco o nero, nessuno.

2 - IL FATTORE ISRAELE CHE SEGÒ HILLARY E L'ARRIVO DI EMANUEL
Ora è lampante e lampeggiante l'appoggio massiccio dei poteri forti della finanza Usa. In particolare della grande finanza ebraica di New York, che è quella che ha davvero segato le ambizioni da "Lei non sa chi sono io!" della signora Hillary Clinton, rea di essere troppo indipendente dagli interessi di Israele.

Tant'è che la prima scelta del neo eletto Obama è stato Rahm Emanuel, un capo di gabinetto non solo ebreo ma ebreo-militante, figlio di un membro della causa Laganà, il gruppo terroristico degli ultrà comandati da Begin, autore dell'attentato all'Hotel King David di Gerusalemme in cui morirono una cinquantina di moglie e figli degli ufficiali britannici di stanza in Palestina. Un ‘simpatico' messaggio per dire a Londra: dovete lasciare la nostra terra.

A proposito di Emanuel. È un tipino fino - ha svelato ieri l'Abc news - che era nel consiglio di amministrazione della Freddie Mac, il famigerato istituto di mutui, un'impresa privata con supporto governativo, coinvolto in uno scandalo per aver falsificato i rendimenti ingannando gli investitori tra il 2000 e il 2002, quindi salvata e commissariata da Bush.

3 - IL ‘MAVERICK" DI MCCAIN, L'INESPERTO OBAMA
Basta fare un giro per i palazzi che contano di Washington per percepire la grande soddisfazione del trionfo di Obama. John McCain era ed è considerato un "maverick", un tipo "bizzarro" ed anche pericoloso perché veramente indipendente. L'inesperto Obama è invece la ciliegina sulla torta per chi controlla/gestisce le scelte internazionali dell'unica e sola superpotenza - la Cina, se mai raggiungerà il livello Usa, lo sarà fra un secolo, mentre la Russia è ridotta a una cricca di affaristi con tendenza al ricatto per ottenere qualche rublo in più dalla vendita di gas e petrolio.

4 - SOTTO LA SPINA DORSALE DEI POTERI FORTI
Ma chi rappresenta il vero establishment ("the backbones", "la spina dorsale" del Paese, come dicono gli analisti americani)? La finanza e le banche, alcuni settori dell'industria dell'energia e delle nuove tecnologie (tutti settori vicini al potentissimo, con tanto di grembiulino, John D. Podesta), un pezzo della Cia e soprattutto gli ambienti intorno all'Fbi che sono i veri sacerdoti degli interessi Usa.

Ebbene, questo brillante ‘formazione' vede in Obama una grande opportunità per conquistare all'Impero aree di influenza dello scacchiere mondiale che la disastrosa presidenza di Bush aveva seriamente compromesso. In primis, i mercati emergenti dell'Africa, dell'Asia e di gran parte dell'Europa occidentale.

5 - BARACK E BURATTINI (E BURATTINAI)

Insomma, care anime belle d'Italia, l'"alba del nuovo giorno", il "dream re-loaded di Martin Luther King", il ‘Messia che scende in terra per portare pace e amore agli uomini di buona volontà' (vedi subito le dichiarazioni scodellate un'ora dopo il voto contro l'Iran per l'eventuale costruzione della bomba atomica), il "cambiamento", se ci sarà, sarà solo di facciata: questi comandano e continueranno a comandare anche se faranno un po' più di ammuina verso quel baraccone inutile dell'Onu. Quello che è certo è che la politica internazionale americana sarà notevolmente rafforzata. Le differenze con gli anni di Bush ci saranno soprattutto in politica interna.
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Tutto questo non per dire che sarebbe stato meglio McCain, che Obama è inesperto e non va bene, che è negro o che non è negro e bla bla e ancora bla. Solo per dire che solo degli stolti possono credere alla favoletta del bambino nero sfigato che diventa un brillante senatore e poi corona il sogno di diventare presidente per aiutare quelli della sua razza. Obama si presenta bene – dunque aspettiamo a giudicarlo – tuttavia bisogna rendersi conto che se ci sarà da radere al suolo l’Iran lo farà senza troppe fisime in barba alle convinzioni irreali e fiabesche della nostra sinistra al caviale.
POLITICA
Marina e Pier Silvio, occhio che tocca a voi
24 luglio 2008
La promulgazione da parte di Napolitano del lodo Alfano mette finalmente al riparo il premier dalle centinaia di persecuzioni giudiziarie perpetrate ai suoi danni da 14 anni a questa parte. Centinaia di perquisizioni a Mediaset senza mai trovare uno scontrino fuori posto, decine di processi risoltisi tutti in assoluzioni e prescrizioni, intercettazioni senza alcun fondamento giuridico spiattellate dai cronisti giudiziari dei miei stivali su tutte le grandi testate.

Fine. Sembrerebbe. Perché da qui all’autunno (o all’inizio del 2009) ce ne passa di acqua sotto i ponti. Questo è infatti l’arco di tempo stabilito dal governo e, in particolare, dal Guardasigilli per riformare la giustizia, argomento che per ovvi motivi sta molto a cuore al Cav.. Separazione delle carriere, ridimensionamento del Csm, controlli più serrati sulle fughe di notizie. Saranno 6 mesi di fuoco. Le toghe, con il loro apparato militarizzato dell’Anm, non daranno tregua. Ad eccezione di Berlusconi, pensiamo quanti sono i personaggi di sua fiducia che gli gravitano intorno, sia in ambito politico che imprenditoriale. Se solo a lui sono state riservate 8000 intercettazioni, figurarsi quanti altri altri potenziali «proiettili» detengano i magistrati nei propri caricatori. Insomma, Berlusconi non è affatto salvo; siamo sicurissimi che non lo pensa, diversamente sarebbe un ingenuo.

La magistratura, o almeno la sua parte militante, non si ferma davanti a niente, oltrepassano con menefreghismo anche il senso del ridicolo, hanno perfino respinto la richiesta di ricusazione di Nicoletta Gandus per il processo Mills motivandola con il fatto che «non c’è nulla di personale fra giudice e premier». Per questo è verosimile pensare che i prossimi bersagli siano altri: Pier Silvio e Marina, per esempio, figli del premier. Fossi in loro, limiterei le conversazioni telefoniche al più classico «butta la pasta», anche se persino questo potrebbe nascondere insidie; qualche esperto di linguaggio mafioso potrebbe attribuire il significato di «cadavere» alla parola «pasta», e su “Repubblica” campeggerebbe il titolone: “Berlusconi jr. assassino getta il cadavere da una rupe”.

Ma a parte gli scherzi, fossi uno di loro, non dormirei davvero sonni tranquilli.

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politica estera
Imparare dalla Merkel
19 luglio 2008
Averne di politici così con le palle, che abbiano il coraggio delle proprie decisioni. Posto l’articolo di Salvo Mazzolini estratto da “Il Giornale” di oggi. Ne vale la pena.
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Berlino - No, il velo no. Frau Merkel è stata irremovibile, anche a rischio di provocare un incidente diplomatico. Eppure il programma ufficiale era chiaro. Al secondo giorno del suo viaggio in Algeria era prevista una visita della cancelliera alla Grande Mosquée di Algeri dove l'attendevano personalità religiose e del mondo accademico pronte ad illustrarle storia e preziosità di uno dei templi più splendidi dell'islam. Ma all'ultimo momento la visita è stata cancellata. E il motivo del cambio di programma è che la cancelliera non gradiva sottoporsi all'obbligo di coprirsi il capo come impone la religione musulmana ad ogni donna che entra in una moschea anche se di fede diversa. O più esattamente, come scrive l’autorevole quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, non le conveniva essere ripresa da fotografi e tv mentre contempla gli interni di una moschea con tanto di velo o chador. Immagini che sarebbero state su tutti i giornali e su tutte le reti televisive tedesche. Capricci? Assolutamente no.

Angela Merkel è figlia di un pastore evangelico e sa quanto possa ferire il rifiuto di sottoporsi ad un obbligo religioso. E infatti i giornali algerini lasciano trapelare un certo risentimento per la scelta della cancelliera. Ma la Merkel è un’astuta calcolatrice, con lo sguardo sempre rivolto ai suoi elettori. E sa che in questo momento di polemiche sulla strisciante islamizzazione le sue immagini in versione musulmana sono l'ultima cosa di cui ha bisogno.

Già altri aspetti della visita in Algeria avevano suscitato qualche mugugno. Tra i tanti impegni che la Merkel ha sottoscritto con gli algerini c'è anche la costruzione di una moschea ad Algeri, la terza più grande dell'islam. A realizzarla saranno architetti e imprese tedesche con finanziamenti algerini. Un grosso affare, che però cade in un momento in cui i tedeschi non ne possono più di sentir parlare di nuove moschee. In Germania già ce ne sono 163 e nei prossimi anni ne verranno costruite altre 184, cui bisogna aggiungere i circa 2.500 luoghi di preghiera già esistenti, spesso situati in garage, retrobottega, fabbriche o abitazioni private. Quanto basta a suscitare le preoccupazioni di molti tedeschi che si domandano se la terra del Papa può ancora essere considerata territorio cristiano. E ad esprimere queste perplessità non sono i soliti gruppi xenofobi, ma persone del tutto lontane da ogni istinto all’intolleranza religiosa o razziale come lo scrittore Günther Wallraff - noto per essersi camuffato da turco per sperimentare sulla propria pelle le discriminazioni nei confronti dei gastarbeiter (i cosiddetti lavoratori ospiti) - o Alice Schwarzer, figura storica del movimento femminista.
A Colonia, dove è in costruzione una moschea con minareti alti 55 metri, è nato un partito antimoschee, il Pro Colonia, che è andato bene alle comunali ed ora intende presentarsi alle politiche. A Berlino, dove nel quartiere di Heinersdorf dovrebbe sorgere un'altra moschea gigantesca, ci sono cortei di protesta al grido di «Wir sind das Volk» (noi siamo il popolo) come ai tempi delle manifestazioni che portarono al crollo del Muro.

Ma ciò che preoccupa non è tanto il numero quanto la struttura delle moschee che non sono solo luoghi di preghiera ma offrono una serie di servizi: corsi coranici, sale per ricevimenti, uffici per assistenza legale, ambulatori, negozi, banche, persino gioiellerie. Insomma tutto ciò che occorre ad un musulmano per ridurre al minimo i contatti con la società tedesca ed evitare di integrarsi. Esattamente il contrario di ciò che vuole il governo che teme la formazione di una società parallela. Di qui le pressioni sulla Merkel che ha preferito rischiare l'incidente diplomatico, piuttosto che dare adito a nuove polemiche.


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POLITICA
Grazie Tonino
9 luglio 2008
Giusto due righe per ringraziare di cuore Tonino, Travaglio a la Guzzanti. Con poche migliaia di sfigati sono riusciti in un miracolo: portare così tanti consensi a Silvio nostro che neanche una manifestazione organizzata dal Pdl con 5 milioni di persone avrebbe potuto portare. Rimanete in vita più che potete.

P.S. per il sen. Paolo Guzzanti: la stimo moltissimo per tutte quello che ha fatto nei servizi segreti, ma ha perso una grossa
occasione per starsene zitto.

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POLITICA
Il capogruppo dell'Idv Donadi non è uno stronzo
5 luglio 2008
«Il commendator Bernasconi non è un ladro»: il titolo, apparso qualche anno fa su un quotidiano locale, è rimasto nella storia di quella città e un po’ anche in quella del giornalismo. Stava in testa a un articolo di cronaca che dava conto delle specchiate virtù di uno dei personaggi più in vista di quel piccolo mondo di provincia: un uomo perbene, lavoro e famiglia, chiesa e associazionismo, tante cariche pubbliche. Non sono vere, si leggeva, le voci su traffici, contrabbando, mazzette: tutte balle.

Senonché la mattina dopo il commendator Bernasconi tirò su il telefono e chiamò il direttore del quotidiano per sollevarlo di peso: razza di idioti, che cosa vi viene in mente? Nessuno - né un magistrato, né un giornale - aveva mai accusato lo stimatissimo cumenda di alcunché, e quel titolo aveva tutto il sapore della classica excusatio non petita. Da quel giorno in città cominciarono a girare le voci sugli affari non troppo onesti del commendator Bernasconi.

Non sappiamo se quel titolo fu l’autogol di un ingenuo che credeva di baciare la pantofola al potente di turno, oppure una coltellata nella schiena inflitta con sadismo e ipocrisia. Ma non c’è bisogno di avere studiato l’arte della propaganda dal dottor Goebbels per capire che se si vuole sputtanare qualcuno senza pagarne le conseguenze, e senza passare per killer, non c’è tecnica migliore che far finta di difenderlo.

A Mara Carfagna, in questi giorni e ieri in particolare, è stato applicato il trattamento del commendator Bernasconi: si è detto e si è scritto smettiamo di insultarla, merita la nostra solidarietà, è una vergogna che la stiano attaccando, non deve dimettersi.

Attacchi? E quali attacchi? E perché mai dovrebbe dimettersi? Così deve aver pensato il lettore, semplice uomo della strada che nulla sapeva delle voci sul conto del ministro per le Pari opportunità, e nulla avrebbe continuato a sapere se sui giornali non fossero fioccati gli appelli pro-Carfagna, i «basta con i veleni», le difese d’ufficio delle professioniste del «mi sento offesa come donna».

Fino all’altro ieri i pissi pissi bao bao su Mara Carfagna e le intercettazioni telefoniche erano roba che girava nei retrobottega della politica e in quegli ambienti mefitici che sono le redazioni dei giornali: sconcezze vere o asserite giravano da un politico a un giornalista e viceversa, ma restavano pur sempre tra pochi addetti ai lavori. I lettori sapevano - ammesso che siano davvero interessati - che c’erano, o almeno si diceva che c’erano, gossip scottanti, telefonate sconvenienti, roba di sesso insomma. Ma tra chi e chi?

Quelle intercettazioni non si sa neanche se esistono e in ogni caso, ammesso che esistano, e che qualche giornalista le abbia, non si possono pubblicare, o perlomeno non sta bene pubblicarle. E allora, come far sapere Urbi et Orbi che è proprio lei, la bella ministra, a essere chiacchierata? Come fare a rovinarla senza esibire neanche la sbobinatura di un brigadiere?

Ecco allora il lodo Bernasconi. Basta un qualsiasi Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori: «Se Bill Clinton avesse fatto Monica Lewinsky ministro, la vicenda sarebbe diventata di rilevanza politica oppure no?». Ecco le prime paroline chiave. Monica Lewinsky: per quale pratica è diventata nota Monica Lewinsky? Seconda parola chiave: ministro. Chi sarà mai il ministro?

Ci pensano i giornalisti a completare l’opera. Uno, appena riportata la frase di Donadi, scrive: «Non fa il nome della Carfagna ma...». Un altro aspetta qualche riga in più e ci fa sapere: «La responsabile delle Pari opportunità, Mara Carfagna, taglia corto: non mi occupo di intercettazioni». Il passo successivo è la foglia di fico. Si raccolgono i pareri di una solidarietà trasversale. Politici e intellettuali di destra e sinistra si stracciano le vesti, «il paragone con la Lewinsky è una volgarità gratuita» dice una, «la colpa non è sua» dice un’altra, non deve dimettersi; «poveretta, qui si mesta nel fango», e intanto il fango finisce nel ventilatore.

Mara Carfagna non la conosco: mai vista né sentita. Se avesse fatto qualcosa di male, troverei giusto che venisse cacciata. Ma vorrei che le accuse fossero certe, serie, e soprattutto rivolte in modo leale. Non con l’artifizio peloso di un’ipocrita difesa della privacy. Pubblicate le intercettazioni, piuttosto. Mostrate la faccia, se davvero l’avete più pulita di quel lupanare della politica di cui si parla. E a Donadi, quello dei Valori, vorrei dedicare in chiusura questo bel titolo: «Il capogruppo Donadi non è uno stronzo».

Michele Brambilla per "Il Giornale"
POLITICA
Silvio ricattato e beffato
4 luglio 2008
All’indomani del “gran bidone” – come lo ha definito “Libero” – c’è grandissima delusione presso i simpatizzanti e gli elettori di Silvio Berlusconi. L’apparizione che il premier avrebbe dovuto fare ieri sera a “Matrix” era vista dal popolo del centrodestra come un’occasione di rivincita che arrivava dopo settimane di accuse piovute da ogni parte per via del dl sulla sicurezza e sul cosiddetto Lodo-bis. C’era oggettivamente tanta attesa, nessuno immaginava che il Cav. potesse permettersi di rinunciare ad una vetrina così importante in un momento decisivo per il suo governo, invece a metà pomeriggio l’annuncio: «il premier rinuncia».

Difficile immaginarne il vero motivo; certo la motivazione ufficiale non convince, quell’allusione al gossip che distrarrebbe dalle vere azioni del governo sa molto di scusa ufficiale. Personalmente le cose stanno così: c’è stato un classico do ut des. Io non pubblico le intercettazioni scabrose e tu non vai ad infangarci davanti a 10 milioni di persone. Un vero e proprio ricatto. Segno evidente che Berlusconi è tenuto clamorosamente sotto scacco dalla magistratura, ma anche che quest’ultima non deve avere la coscienza tanto pulita se teme che un’apparizione tv possa essere sufficiente per delegittimarli. Io, ragionando ovviamente da cittadino anonimo e senza responsabilità di governo, non avrei accettato il ricatto; sarei andato a “Matrix” forte del bulgaro (ma democratico) consenso popolare e soprattutto dell’appoggio del presidente Napolitano che aveva messo in riga i pettegoli del Csm. Poi, avessero pubblicato le intercettazioni, chi se ne frega. Non siamo bacchettoni all’inverosimile come negli Usa. Qui si sarebbero riempite per una settimana paginate di giornali e poi l’italiano avrebbe dimenticato o, addirittura, compatito, perché noi siamo fatti così come ha detto Rotondi.

E poi c’è la versione più standard che vedrebbe Gianni Letta abile persuasore che avrebbe elencato a Silvio tutti i “contro” che potevano manifestarsi in caso di apparizione tv e che questo sia bastato a far desistere il tenace premier. Fosse così, verrebbe da dire con la dovuta gentilezza che i modi light del sottosegretario hanno un po’ rotto le scatole; questa è una vera minaccia e andava presa di petto per ripagarli con la stessa moneta.

Comunque sia, queste sono solo supposizioni. L’unica cosa certa è che il premier è ricattato e non può governare con la dovuta serenità per colpa di un pompino (forse solo immaginario). Questa è l’Italia.

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POLITICA
In mano a dei pazzi
2 luglio 2008
Pazzesco. Incredibile. Neanche nel disastrato Sudamerica. Il futuro nel neogoverno è già appeso un filo. Del telefono. Un’altra montagna di intercettazioni giacciono nei cassetti di qualche giornalista servo ricevuto da qualche magistrato serpe. Molto più pesanti di quelle su Saccà. In queste il Cav. Si lancerebbe in excursus a sfondo sessuale riguardanti anche due ministre, verosimilmente la Carfagna e la Prestigiacomo. Sembrerebbe.

Tutto ciò è assurdo. 14 anni di sconfitte, poi l’ultima – ancora più tonante – ad aprile. La sinistra non riesce più a liberarsi di Silvio Belrusconi. E, avendo esaurito i mezzi politicamente leciti, ora punta alla distruzione della persona, non del politico, della persona. Venissero pubblicate quelle fantomatiche intercettazione sarebbe un cataclisma. Tutto perché al nostro presidente piace la figa. Non si è uniformato alla massa neanche in questo; avesse avuto intrallazzi con qualche valletto gay sarebbe intoccabile. In questo caso, no. C’è la figa di mezzo. Guai. Per non parlare di un potenziale divorzio dalla moglie, inevitabile se i rumors fossero credibili, che lo porterebbe anche alla distruzione finanziaria.

Insomma, sarebbe un successo su tutta la linea per l’Armata Rossa che, con in testa i propri arieti Csm e Anm, sfonderebbe le porte del castello di Palazzo Chigi ottenendo lo scalpo della potente vittima (a cui piace la figa, non qualcos’altro). 14 anni di storia dittatoriale del nostro paese spazzati via dalle forze del bene.

Abbiamo, dopo due anni tragicomici, un governo solido e stabile che ha già espresso proposte serie e leggi efficaci, un governo (soprattutto) eletto dalla gente a stragrande maggioranza. Non ci sono altre alternative per annientarlo, il nostro Cav. cascamorto, se non un bel golpe. Questi sono gli organismi che tengono in scacco la democrazia italiana. La magistratura e il Csm. Andate a cagare.

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POLITICA
Elettori più arguti degli eletti
20 giugno 2008
Il sondaggio che Repubblica ha realizzato secondo il quale il 55% degli italiani è favorevole al discusso emendamento “blocca-processi” è estremamente esaustivo. Per due motivi. Il primo è che è realizzato da un giornale di sinistra e quindi, verosimilmente, il risultato è stato approssimato per difetto. Il secondo, ben più importante ancorchè inatteso, è che gli elettori di sinistra si sono dimostrati più svegli e arguti dei loro rappresentanti parlamentari.

Hanno capito quello che c’era da capire, cioè che il famoso processo Berlusconi-Mills rientra sì nel provvedimento ma in modo assolutamente marginale tant’è che, emendamento o no, finirà in prescrizione essendo un procedimento campato in aria pieno di falle e di accuse indimostrabili. E inoltre hanno capito che i primi ad essere stufi di un possibile ritorno all’antiberlusconismo di estrazione comunista sono proprio loro. L’esatto contrario dello stato maggiore del Pd. Il quale farebbe bene, con un briciolo di onestà, ad ammettere che sta prendendo per i fondelli l’intero elettorato; il radicale cambio di strategia politica, infatti, non è certo dovuto al rispolveramento delle presunte leggi ad personam o alla commistione tra interessi privati e pubblici del Cav. come vuol far credere Veltroni, ma ad una presa di coscienza – iniziata con la debacle alle politiche di due mesi fa e conclusa con l’ecatombe delle amministrative in Sicilia – che la strategia dell’opposizione morbida fa acqua da tutte la parti e non soddisfa l’elettore medio che, da buon italiota, ha bisogno di un comodo bersaglio ideologico su cui sfogarsi.

E, a dimostrazione del marasma interno al Pd, arrivano le fresche dichiarazioni di Veltroni che giungono inaspettate nel momento di massimo splendore del governo Berlusconi, tra la Robin Hood tax e i provvedimenti contro i fannulloni di Stato, secondo cui c’è bisogno di una «nuova stagione politica»(ma questa non è iniziata appena un mesa fa?) e di una grande manifestazione in autunno. Contro chi si può immaginare, contro cosa non è dato saperlo. Appena troveranno un motivo plausibile, ce lo faranno sapere.
POLITICA
Coop, (forse) si schiarisce la situazione
17 giugno 2008
«La Commissione Ue intende vagliare attentamente gli obiettivi di efficienza e uguaglianza perseguiti dal modello cooperativo alla luce di eventuali distorsioni della concorrenza che le misure potrebbero indurre. In questa fase preliminare, e'scritto in una nota ufficiale, ritiene che le misure fiscali potrebbero non costituire aiuti di Stato a determinate condizioni e che quelle che configurano aiuti siano per lo più compatibili».

«Intendiamo escludere le agevolazioni fiscali ingiustificate a vantaggio delle grandi cooperative»

«Per le grandi cooperative e per le cooperative non mutualistiche, la deduzione e' ritenuta nella sua totalita' aiuto di stato, dal momento che la cooperativa assomiglia di piu' ad un'impresa lucrativa e che i suoi membri non vi partecipano realmente»

Le frasi qui riportate sono copiate ed incollate da una nota della commissione europea circa la situazione di assoluto privilegio fiscale e non solo di cui si beano le coop in Italia.
La battaglia che molti imprenditori portano avanti silenziosamente da anni pare finalmente aver smosso le acque tanto da ottenere un parziale avallo anche dall’Unione Europea. Da Bernardo Caprotti (patron della catena di supermercati Esselunga che con il suo libro “Falce e Carrello” pose il problema al grande pubblico) in giù si esprime soddisfazione per quello che potrebbe essere il primo passaggio di un – immaginiamo – lunghissimo iter che potrebbe portare la Ue a regolarizzare la posizione delle società cooperative che in Italia godono di aiuti e privilegi immotivati, come ad esempio una tassazione al 10%, oltre la metà rispetto alle imprese “ufficiali” che trattano la stesse merci alle stesse condizioni di mercato. “Il Giornale” portò alla luce qualche tempo fa la condizione disperata di un disabile, barista per conto di una cooperativa, pagato la miseria di 2 euro l’ora senza che nessuno muovesse un dito.

Le cooperative – si sa – rappresentano il vero conflitto di interessi della sinistra italiana. Esattamente come quello di Silvio Berlusconi. Solo che per il Cav. si parla solo del microcosmo che ruota attorno alle aziende del suo gruppo con un volume di affari annuo di circa 3 miliardi di euro. Per quanto riguarda le dorate cooperative, invece, è bene sapere che solo per la Legacoop il volume d’affari è di circa 46 miliardi di euro l’anno. Giusto per capire le proporzioni.

Comunque questo monito ci riempie di speranza (che speriamo non si riveli vana), e siamo sicuri, anzi sicurissimi, che al pari delle altri uscite della Ue, come quella sul riordino del sistema tv e su Rete4, questa troverà altrettanto spazio su giornali, tv e siti internet. O no?
sfoglia
novembre