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POLITICA
Silvio ricattato e beffato
4 luglio 2008
All’indomani del “gran bidone” – come lo ha definito “Libero” – c’è grandissima delusione presso i simpatizzanti e gli elettori di Silvio Berlusconi. L’apparizione che il premier avrebbe dovuto fare ieri sera a “Matrix” era vista dal popolo del centrodestra come un’occasione di rivincita che arrivava dopo settimane di accuse piovute da ogni parte per via del dl sulla sicurezza e sul cosiddetto Lodo-bis. C’era oggettivamente tanta attesa, nessuno immaginava che il Cav. potesse permettersi di rinunciare ad una vetrina così importante in un momento decisivo per il suo governo, invece a metà pomeriggio l’annuncio: «il premier rinuncia».

Difficile immaginarne il vero motivo; certo la motivazione ufficiale non convince, quell’allusione al gossip che distrarrebbe dalle vere azioni del governo sa molto di scusa ufficiale. Personalmente le cose stanno così: c’è stato un classico do ut des. Io non pubblico le intercettazioni scabrose e tu non vai ad infangarci davanti a 10 milioni di persone. Un vero e proprio ricatto. Segno evidente che Berlusconi è tenuto clamorosamente sotto scacco dalla magistratura, ma anche che quest’ultima non deve avere la coscienza tanto pulita se teme che un’apparizione tv possa essere sufficiente per delegittimarli. Io, ragionando ovviamente da cittadino anonimo e senza responsabilità di governo, non avrei accettato il ricatto; sarei andato a “Matrix” forte del bulgaro (ma democratico) consenso popolare e soprattutto dell’appoggio del presidente Napolitano che aveva messo in riga i pettegoli del Csm. Poi, avessero pubblicato le intercettazioni, chi se ne frega. Non siamo bacchettoni all’inverosimile come negli Usa. Qui si sarebbero riempite per una settimana paginate di giornali e poi l’italiano avrebbe dimenticato o, addirittura, compatito, perché noi siamo fatti così come ha detto Rotondi.

E poi c’è la versione più standard che vedrebbe Gianni Letta abile persuasore che avrebbe elencato a Silvio tutti i “contro” che potevano manifestarsi in caso di apparizione tv e che questo sia bastato a far desistere il tenace premier. Fosse così, verrebbe da dire con la dovuta gentilezza che i modi light del sottosegretario hanno un po’ rotto le scatole; questa è una vera minaccia e andava presa di petto per ripagarli con la stessa moneta.

Comunque sia, queste sono solo supposizioni. L’unica cosa certa è che il premier è ricattato e non può governare con la dovuta serenità per colpa di un pompino (forse solo immaginario). Questa è l’Italia.

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permalink | inviato da oggi il 4/7/2008 alle 13:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
Rula, la talebana dell'informazione
5 giugno 2008
La «grande giornalista» Rula Jebreal – come l’ha definita Enrico Mentana ieri sera – pur essendo in Italia da soli 15 anni, ha già imparato a menadito le regole della comunicazione. Innanzitutto, la concezione biscardiana del dibattito, ovvero sovrastare chi sta parlando senza lasciarlo finire, e poi l’ammiccamento alla telecamera, con acute mossette che sembrano estrapolate dal manuale del buon politico, come ad esempio sorridere senza mostrare imbarazzo o difficoltà ad ogni piano d’ascolto (inquadratura di passaggio mentre qualcun altro sta parlando, ndr) oppure aggrottare le sopracciglia quando il proprio interlocutore dice qualcosa su cui non si è d’accordo.

Il suo fanatismo nella strenua difesa dello straniero l’ha trasformata nell’indiscussa talebana dell’informazione italiana. Non sappiamo da dove derivi questa tracotanza, forse dalla stagione che l’ha vista protagonista come velina ad “Annozero” prima di andarsene sbattendo la porta perché non veniva sfruttata secondo il suo reale spessore culturale. La paladina del diverso sbraita sovente, ma altrettanto sovente crolla in figuracce come ieri sera quando, accusando Calderoli di usare un linguaggio troppo forte nei riguardi degli immigrati, ha paventato il rischio che potesse scapparci il morto prima o poi. Forse la signora dimentica Giovanni Reggiani, o i quattro ragazzi di Appignano, o i coniugi di Gorgo al Monticano, il cui figlio era ieri sera in collegamento e ascoltava sbigottito il vaniloquio della Jebreal, secondo la quale il morto ci doveva ancora scappare.

La libertà di parola è sacrosanta, anche se talvolta ci risulta complicato accettarla, tuttavia impressiona l'enorme credibilità di cui gode questa «grande giornalista» incapace di formulare pensieri che non siano intrisi di antisemitismo e di odio nei confronti di chi, non dico predichi le leggi razziali, ma si azzardi solo a manifestare preoccupazione per la situazione italiana. Sicuramente l’essere figlia dell’imam della moschea di Al-Aqsa nonché militante del “Movimento palestinese per la democrazia” non l’aiuta ad essere razionale, però una come lei che si riempie la bocca di «integrazione» dovrebbe essere consapevole che il suo oltranzismo porta al risultato contrario. A meno ciò non sia il suo obiettivo…

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permalink | inviato da oggi il 5/6/2008 alle 13:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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