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Calcio-BOOM
8 ottobre 2005

Questo articolo è di Guido Olimpio pubblicato dal Corriere di oggi. E’ un articolo lungo (ma vi scongiuro, trovate cinque minuti di tempo per leggerlo, perché ne vale la pena) intitolato “La fatwa sul calcio: vietato urlare gol” e che racconta di questo tale che, udite udite, ha riscritto le regole del calcio basandosi sul corano. E’ comico e tragico nello stesso tempo perché, qui in Italia, c’è ancora gente che crede (o finge di credere) che questi vogliano integrarsi.

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Dicono che Bin Laden, durante i suoi soggiorni londinesi, tifasse per la squadra di calcio dell'Arsenal. L'austero ayatollah Khomeini, in gioventù, aveva giocato come terzino. I capi operativi qaedisti, invece, hanno usato come segnale d'attacco per l'11 settembre la parola in codice «la partita di calcio». Nizar Trabelsi, un estremista tunisino arrestato prima che potesse farsi saltare per aria, aveva militato in una squadra della serie A tedesca. I palestinesi di Hamas hanno pescato le loro reclute migliori nei team calcistici della West Bank. Insomma calcio e politica vanno d’accordo. Eppure c'è chi, tra i seguaci di Osama, condanna senza pietà coloro che si fanno «tentare» dal pallone. Ed arriva ad emettere un decreto religioso che stravolge le regole del calcio introducendone di stravaganti. La polemica, di solito confinata nella quiete delle moschee, è esplosa in estate sulle pagine del quotidiano saudita Al Watan .

Qualcuno ha scoperto che ideologi integralisti incitano i giocatori delle squadre più famose ad appendere gli scarpini al chiodo e a scegliere, con risolutezza, la via della jihad in Iraq arrivando fino al martirio. Almeno tre calciatori del team «Al Rashid» hanno abbandonato i compagni unendosi ai mujaheddin che si battono in terra irachena. Uno di loro, Majid Al Sawat, è stato catturato mentre era sul punto di lanciarsi in una missione suicida nella zona di Bagdad. Il suo capitano - precisa l'istituto di studi Memri che ha rilanciato il caso - ha sostenuto che i suoi giocatori sono stati influenzati da una fatwa che proibisce il gioco del calcio. Con una sola eccezione. Che l'attività sportiva venga usata per prepararsi alla guerra santa e alla lotta. Contro questa tesi si sono levate le voci e i pareri autorevoli di esponenti religiosi sauditi che hanno invocato l'applicazione della Sharia - la legge islamica - nei confronti degli oscurantisti. Il calcio, hanno deliberato, è permesso.

Quanti sostengono il contrario e pretendono di abolire il regolamento usando il Corano come pretesto vanno perseguiti con severità. Tra questi c'è, sicuramente, lo sceicco Abdallah Al Najdi, autore di una fatwa, emessa nel 2003, contenente un inedito codice di giustizia sportiva. Alla base c'è un principio tratto dai testi sacri dell'Islam che proibisce ai musulmani di imitare cristiani ed ebrei. Dunque - ammonisce lo sheikh - vanno ignorate tutte le regole del calcio internazionale. L'intransigente Al Najdi parte dalla base, ossia dal campo. Non devono esserci le linee bianche che compongono il rettangolo, avverte il teologo, perché sono un'invenzione dei non-credenti. Per la stessa ragione guai a chi pronuncia le parole «fallo», «goal», «corner», «fuorigioco», «rigore». Se un giocatore si lascia sfuggire il termine proibito deve essere espulso e rimproverato in pubblico, ma non dall'arbitro la cui presenza è inopportuna e inutile.

Se invece il calciatore commette una scorrettezza non serve l'ammonizione con il cartellino giallo o l’espulsione, bensì una sanzione tratta dalla Sharia . Sempre con l'ossessione in testa di non copiare i cristiani, Al Najdi arriva a sostenere che le squadre non devono avere undici giocatori, ma un numero maggiore o inferiore. L’integralista ha una visione talmente rivoluzionaria del calcio che prescrive: si affrontino tre squadre insieme o una sola. E quando scendono in campo i giocatori indossino abiti normali o tradizionali (le lunghe vesti bianche), senza numeri sulla spalle. Banditi, manco a dirlo, i colori vivaci. Persino la porta va cambiata per «violare le dispotiche leggi internazionali». In che modo? Mettendo solo due pali senza traversa. Preciso e meticoloso Al Najdi si occupa della durata della sfida: i due tempi da 45 minuti non vanno rispettati. Se l'incontro dovesse finire in parità, lo sceicco ha la soluzione: lasciate perdere i supplementari e i rigori, ma andatevene a casa. Quando un calciatore «infila la palla tra i due pali» (traduzione: goal) ed esulta cercando l'abbraccio dei compagni - «come capita in America o in Francia» - merita una punizione. Stessa sorte tocca a quanti, finita la gara, cincischiano con «io ho giocato così...Lui ha fatto quel passaggio...La nostra difesa ha sbagliato…». Tutto, per il teologo, passa in secondo piano: perché l'unico obiettivo delle squadre è quello di accrescere la propria forza in vista della Jihad .

E i tifosi? Al Najdi afferma che non vi deve essere pubblico, non conta guardare bensì partecipare. Forse lo sceicco potrebbe cambiare idea se sentisse gridare dagli spalti lo sgangherati urlo degli ultras: «Devi morire». Quale incoraggiamento più appropriato per un kamikaze in partenza per il fronte di guerra?




permalink | inviato da il 8/10/2005 alle 16:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
"Moschea-mania. Serve uno stop"
29 settembre 2005

Sul Corriere di oggi appare l’ennesimo pregevole pezzo di Magdi Allam. Lo scrittore laico musulmano si concentra sull’assurdo proliferare di richieste di costruzioni di moschee in giro per l’Italia in rapporto all’effettivo numero di persone che le frequentano. Allam, oltre ad esporre magistralmente il suo pensiero, in un capoverso riporta (da vero studioso) cifre ben precise che smentiscono in modo categorico la necessità di far spuntare ovunque questi discutibili edifici. Vi invito a leggerlo.
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In Italia sembra essere esplosa la moschea-mania
. Da Genova a Firenze, da Verona a Reggio Emilia, da Napoli a Colle Val d'Elsa, tutti la vogliono. Ebbene, da cittadino italiano, musulmano, laico, lancio un appello a tutte le istituzioni dello Stato affinché sospendano la costruzione di nuove moschee.

Nonché la concessione dell'autorizzazione a trasformare in luoghi di culto islamici dei locali acquistati o affittati. La libertà di culto dei musulmani, al pari dei fedeli di altre religioni, è un diritto sancito dalla Costituzione e ci mancherebbe che fossi io a metterlo in discussione. Ma abbiamo il dovere di contestualizzare e sostanziare l'esercizio di tale diritto in una fase in cui talune moschee sono colluse con il terrorismo internazionale di matrice islamica e in cui molte moschee fanno apologia di terrorismo legittimando il jihad, inteso come guerra santa, e esaltando i kamikaze come «martiri». E' un dato di fatto che all'interno di alcune moschee si genera quel lavaggio di cervello che trasforma delle persone umane in robot della morte.

Ascoltiamo la testimonianza di due mamme musulmane. La prima è una convertita britannica, Samantha Lewthwaite, di 21 anni, vedova di Germaine Lindsay, di 19 anni, anch'egli un convertito britannico originario della Giamaica. Germaine è stato il quarto terrorista suicida dello scorso 7 luglio a Londra, provocò 26 morti facendosi esplodere su un autobus. E' il primo caso accertato di un cristiano convertito all'islam che si trasforma in kamikaze islamico.

«Mio marito era un uomo semplice e generoso. Era cambiato da quando aveva iniziato a frequentare la moschea. Gli hanno avvelenato il cervello », ha detto Samantha in un'intervista rilasciata a The Sun. «Spariva continuamente, andava sempre a pregare nella moschea. E' sparito anche la sera prima dell'attentato: l'ho sentito entrare nella stanza di Abdullah (il figlio di 17 mesi, ndr), baciarlo e quindi uscire. Poi ho ricevuto un messaggio sul cellulare: ti amerò per sempre. Vivremo per sempre insieme».

La seconda testimonianza è di una mamma egiziana residente a Reggio Emilia da una trentina d'anni, ha due figli nati in Italia. Preferisco mantenere l'anonimato per proteggerla dal clima d'odio diffuso tra i gruppi islamici nel nostro Paese: «Inizialmente portavo i miei figli nella moschea di via Adua perché volevo che conoscessero la loro religione. Ma poi ho deciso di non farlo più perché i predicatori della moschea incitavano a non aver nulla a che fare con gli italiani e con i cristiani. Io invece i miei figli li ho mandati nelle scuole pubbliche e nel pomeriggio hanno frequentato l'oratorio della chiesa.Ame quella gente che predica nelle moschee fa paura».

Come lei tanti musulmani hanno paura. E comprensibilmente molti più italiani hanno paura. Ritengo che sul tema cruciale delle moschee, in considerazione del contesto internazionale e nazionale, ci dovrebbe essere un ampio consenso tra le forze politiche e soprattutto tra la cittadinanza sul cui territorio vengono insediate. Non si possono imporre per decreto le moschee, da parte di amministrazioni buoniste, ipergarantiste o ideologicamente colluse con l'integralismo islamico, ignorando il primato della tutela della vita e della sicurezza della collettività, fregandosene del fondato sentimento di paura che accomuna italiani e musulmani perbene.

La verità è esattamente opposta a quella che urlano o paventano l'islamofobia in Italia: i luoghi di culto islamici bastano e avanzano, proliferano in modo esponenziale a fronte di una percentuale di frequentatori assai bassa. Erano 400 nel 2000 e ora sono 611, sono quindi cresciuti del 50% in cinque anni. Mentre i frequentatori delle moschee continuano a attestarsi attorno al 5%, vale a dire 50 mila persone su circa un milione di musulmani. Diciamolo chiaramente: le moschee non sono la priorità dei musulmani ma lo è l'integrazione. Molti musulmani non parlano adeguatamente l'italiano, non conoscono la cultura italiana, disconoscono i valori fondanti della società italiana.

Così come dovremmo preoccuparci della formazione degli imam, dei funzionari religiosi, istituendo un master o una laurea specialistica nelle università italiane. Prima dobbiamo riscattare alla piena legalità le moschee già esistenti, poi avere la certezza che le nuove moschee non vadano a finire nelle mani dei predicatori d'odio. Soltanto così potremo sperare che le moschee diventino delle case di vetro che, nella condivisione dei valori e dell'identità italiana, ispirino fiducia a tutti, italiani e musulmani.

 




permalink | inviato da il 29/9/2005 alle 11:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Pisanu contrattacca (finalmente)
7 settembre 2005


Finalmente una cosa di destra.

Fuori uno!



permalink | inviato da il 7/9/2005 alle 12:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
Un islamico moderato è come un ultrà razionale
27 luglio 2005
Esiste l’islam moderato? La risposta è no. E il dato è oggettivo. E per sostenerlo basta rapportare la loro visione della religione alla nostra. Loro l’hanno addirittura anteposta alla politica. E’ l’unica discriminante che usano per giudicare cose, persone e comportamenti. La vivono come unica ragione di vita; per questo non si potranno mai definire moderati.

E ora pensiamo a noi, e al nostro modo di vivere la religiosità. Molti si reputano cristiani, ma pochi pregano, pochissimi vanno in Chiesa, praticamente nessuno ascolta i dettami; tutti facciamo sesso prima del matrimonio, tutti convivono, tutti siamo spudoratamente arrivisti e invidiosi del prossimo. Se le nostre punizioni fossero le stesse delle loro per chi non ascolta la “parola di Dio”, saremmo già tutti senza testa o sepolti vivi.

La nostra è una religiosità all’acqua di rose, fin troppo. Ecco, noi potremmo definirci tranquillamente cristiani moderati, noi che consideriamo “estremiste cattoliche” le vecchiette che vanno a Messa tutti i giorni. Loro pregano 5 volte al giorno, non una, 5. E vengono presi dai rimorsi o, peggio ancora, considerati infedeli, se ne saltano una.

Loro sono quelli che giustiziano i gay in piazza (nonostante molti omosessuali italiani li difendano, poverini), ma anche la Chiesa è contro l’omosessualità, però accetta, non approva assolutamente ma si sforza di capire: questo si dice essere “moderati”.  Volete il nome di un musulmano moderato? Magdi Allam, peccato che il suo essere tale lo costringa ad essere subissato di minacce e a vivere sotto scorta 24 ore su 24.

Il termine “moderazione” non può coesistere con delle personalità come quelle dei musulmani, quelle per cui il corano viene prima dell’amore per i figli, della stabilità economica, dell’amicizia. Come si può parlare di moderazione quando il corano dice di uccidere i miscredenti ovunque si trovino (versetto 2:191), combatterli (8:65) e maltrattarli perché “essi appartengono all’inferno”(66:9)? Una volta un ottuso mi scrisse che aveva un amico marocchino che addirittura in barba alle sue leggi una sera bevve due birre. E me lo ha scritto come se questo fosse un simbolo di integrazione, un chissà quale mostruoso strappo alla regola. Si, perché secondo i sinistrati italiani il solo vivere qui in Italia è già un simbolo di integrazione. Pazienza se poi si fanno saltare in aria (come a Londra) o protestano perché il comune non hai i soldi per costruirgli una moschea.

Aspetto al varco i cosiddetti moderati. Perché non prendono ufficialmente le distanze dagli scempi che stanno commettendo i loro compari? Il giorno che questi tali si uniranno tutti insieme in una grande manifestazione a Roma o a Milano e sfileranno con gli striscioni con la faccia di Bin Laden con sopra una croce rossa (come si usa spesso fare con Bush) contro le bombe e contro i kamikaze, allora ci crederò.

E ammetterò che esistono i musulmani moderati.

Ma non corro questo rischio.



permalink | inviato da il 27/7/2005 alle 17:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa
In mutande, delinquente!
21 maggio 2005
L’ennesimo prevedibile putiferio è stato generato dalla pubblicazione di The Sun delle foto di Saddam Hussein in mutande carpite dalla prigione nella quale l’ex feroce dittatore soggiorna (con tanto di cuoco personale arabo) da un anno e mezzo.

Non vedo il motivo di tanta confusione. Nonostante il presidente Bush si sia detto indignato, non è da scartare del tutto l’ipotesi che ci sia la Casabianca dietro quest’azione, nel qual caso si potrebbe parlare di un attacco senza morti né feriti ma ugualmente letale, fatto con grande astuzia. Per quei disadattati il simbolismo è fondamentale; reagiscono con più veemenza alla notizia che il corano è stato buttato giù nel cesso (cosa peraltro non vera) che non ad un attacco militare occidentale. Per cui, cominciare a combattere i simboli e gli idoli, piuttosto che i luoghi o le persone potrebbe essere una mossa estremamente astuta e rivelarsi in futuro azzeccata. D’altra parta ognuno rivendica la propria (vera o presunta) superiorità con i mezzi che ritiene più opportuni. C’è chi decide di rapire e sgozzare i giornalisti o i semplici lavoratori, chi si fa esplodere su un autobus, chi uccide la figlia perché ha commesso adulterio.

L’Occidente – se ancora ce ne fosse bisogno – dimostra ancora una volta la sua superiorità (vera, stavolta) con un’azione dal punto di vista mediatico ancor più fragorosa di un esplosione e ancor più devestante nelle conseguenze: combattere quello per cui questi esaltati vivono.



permalink | inviato da il 21/5/2005 alle 17:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Siamo a una svolta per Submission?
9 maggio 2005
Il tanto vituperato e denigrato Giovanni Masotti, conduttore della trasmissione “Punto e a Capo” (povera di ascolti e ricca di scoop o presunti tali sulle litigate dietro le quinte fra i conduttori) sta mettendo a segno un colpo che lo farebbe uscire fragorosamente all’anonimato catodico della sua trasmissione.

Per giovedì 12 maggio è prevista la trasmissione del famigerato cortometraggio “Submission” di Theo Van Gogh, il regista olandese ucciso da uno squilibrato musulmano qualche mese fa. Così come varie rassegne cinematografiche, così come nel cinema trevigiano in cui si doveva proiettare il film, anche in quasto caso le minacce – neanche tanto velate – hanno tempestivamente raggiunto il conduttore e un giornalista della redazione. Minacce che al momento, almeno, non sono andate a segno, tant’è che la Rai ha confermato la messa in onda.

Francamente ci pare difficile che effettivamente questa trasmissione venga effettuata, per vari motivi, primo fra tutti la facilissima strumentalizzazione a cui si presta questa faccenda: siccome a mandarlo in onda sarebbe una trasmissione di destra, è facile attribuirgli una valenza “razzista”, specie da chi fa di queste idiozie una professione. Secondo, non sono assolutamente da sottovalutare le minacce di questi invasati che, come si sono tradotte in realtà per Van Gogh, potrebbero farlo anche per Masotti o per i suoi giornalisti (non noti e più difficilmente proteggibili). Certo è che, se fossi smentito, sarei il primo ad esserne felice, anche perché si rivedrebbe così il concetto di censura che in Italia assume significati differenti a seconda della parte politica di riferimento.

Intanto, ho aggiunto qui a destra la traduzione in italiano dei sottotitoli e della trama (grazie a Lucap).



permalink | inviato da il 9/5/2005 alle 22:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
Terroristi, affrettatevi
27 gennaio 2005

Avete appena commesso un reato gravissimo e cercate una nuova identità per farla franca? Noi (in collaborazione con Daw e Lucap) vi offriamo una lista di possibili nomi che potete utilizzare.

Godrete di privilegi impensabili, scamperete alla giustizia e farete anche la figura dei perseguitati.

Approfittatene. Qui la lista.

P.S.: Fate in fretta e prima di scegliere controllate, perché in tre vi hanno già anticipati…




permalink | inviato da il 27/1/2005 alle 22:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
Quanto so' bboni!
19 dicembre 2004

Continua il corso di civiltà tenuto gratuitamente (mica tanto…) da musulmani esperti. I pacifisti all’amatriciana, che manifestano sventolando la bandiera dell’Iraq e bruciano quella italiana perché fascista, vogliono che questa sia la nuova religione di stato.

Da un’Ansa di pochi minuti fa: Due iracheni sono stati giustiziati in Arabia Saudita per avere introdotto hashish nel regno. La condanna è stata eseguita nella città di Arar. Sono adesso 31 le persone messe a morte per legge dall'inizio dell'anno, in Arabia Saudita, dove la condanna a morte viene comminata per gli assassini, gli stupratori e per i contrabbandieri di droga.

Prossimamente le prossime dispense del corso.




permalink | inviato da il 19/12/2004 alle 22:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
La pellagra avanza...
14 dicembre 2004

Chi vincerà le elezione nel 2006 appoggia e favorisce smaccatamente questa gente.

Una storia agghiacciante arriva da Torino, dalla Torino della casbah di porta Palazzo. Vittima una donna marocchina punita perché aspettava un figlio da un italiano. Soumaya, 22 anni, è stata aggredita da quattro arabi integralisti, mentre faceva la spesa. A causa del raid punitivo, organizzato dall'ex marito, Soumaya ha perso il bimbo che portava in grembo. Un marocchino di 21 anni è stato arrestato ma ora la donna vive nel terrore. 

La vicenda, raccontata dal quotidiano Libero, si è consumata una mattina di maggio. Soumaya esce di casa per andare al mercato, quando viene aggredita per strada. Quattro uomini la palpeggiano, la malmenano e la insultano. Lei alla fine riesce a scappare e a chiamare la polizia. Un uomo viene arrestato, lei soccorsa, ma troppo tardi. Lo spavento, lo choc è stato troppo forte: perde il bambino. Era all'ottava settimana di gravidanza. 

La "colpa" di questa 22enne è quella di indossare la minigonna e di non portare il velo nero, di vivere come un'occidentale e di essersi innamorata di un italiano con cui voleva farsi una famiglia. Tutte cose che non sono andate giù ai connazionali amici dell'ex marito, da cui Soumaya ha divorziato. Per questi ragazzi marocchini, fuggiti per fame o disperazione dal loro Paese e che vivono solo con una cultura rozza incentrata su stereotipi coranici, è sacro l'uso della forza contro le connazionali che osano comportarsi da italiane.Ora l'aggressore, Karim Tuffik, è in carcere, ma tra le vie di Torino, di quella Torino islamica, di Karim ce ne sono tanti e Soumaya ha paura. "Perdere un figlio è il male più grande", dice terrorizzata e triste nella speranza che le cose, un giorno, possano cambiare. (da Tgcom)

Intanto, la nuova peste avanza inesorabile.




permalink | inviato da il 14/12/2004 alle 15:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
La Barbie-allah
14 novembre 2004

Guardate, mi sono francamente rotto di commentare tutti gli scempi che i venditori di tappeti stanno commettendo ai danni della nostra cultura e della nostra civiltà. Quindi non lo farò. Mi limito a riportare la notizia. (da TgCom)

Si chiama Razanne la risposta islamica ad un mito per tante generazioni di occidentali, cresciuti tra Big Jim e Barbie. Razanne è infatti la Barbie che si attiene ai precetti dell'Islam. Ideata dalla Noorart, questa bambola è in vari look: con l'abito da preghiera, scout musulmana, studentessa o insegnante. 

Il velo è di rigore e tutti i modelli hanno sia il vestito per uscire che quello da casa. Il giocattolo viene venduto con il tappetino da preghiera e sta andando a ruba nei negozi di giocattoli della Gran Bretagna.

Razanne, per esempio, aiuta a "costruire l'identità musulmana e l'autostima" delle bambine, "fornisce un modello di ruolo islamico" della donna, "promuove un comportamento in linea con l'islam" e, come molti giocattoli, "educa al gioco interattivo".

Intanto gli olandesi,  seppur in modo incivile, condannabile e non certo ortodosso, sono gli unici che cominciano a rispondere all’invasione. Quando lo faremo anche noi, magari con più raziocinio??




permalink | inviato da il 14/11/2004 alle 17:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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