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L' Aldograsso dei poveri critica "Matrix"
6 settembre 2005

Il nuovo atteso programma di Enrico Mentana, Matrix, è partito ieri sera. Come sempre giudizi contrastanti, in linea di massima buoni per la parte tecnica (regia e scenografia), meno buoni per quanto riguarda i contenuti. Uno share più che buono per la seconda serata, il 24,02%, nonostante che quella che si vanta di essere la bibbia del gossip lo definisca modesto, sulla base di chissà quale parametro.

A me personalmente Mentana non dispiace, si è sempre mostrato equidistante, e, nonostante quel che si dice,  per questo motivo è stato per 13 anni al Tg5; è sempre stata utile a Mediaset la sua imparzialità. Lo apprezzo anche perché, fra l’altro, non hai mai fatto mistero delle sue simpatie per Oriana Fallaci, in un’Italia in cui è vietato provare stima per la scrittrice fiorentina senza essere catalogati come hitleriani.

Tuttavia ieri sera ha meschinamente approfittato della diretta (sapeva che non lo potevano né richiamare né tagliare) aprendo con un pistolotto quantomeno partigiano, auspicando il rapido ritorno in video di Biagi e Santoro (ormai sono noiosi solo a sentirli nominare), e sottolineando per l’ennesima volta il fatto di essere stato “cacciato” dal Tg5. Il tutto prima della sigla di testa. Per il resto è stato un programma a volte un po’ forzato, come del resto è nel dna di tutte le “prime puntate”, ma con alcune buone idee.

I servizi in stile “Iene” probabilmente sono serviti a catturare un po’ di pubblico giovane, nonostante la non-popolarità dell’argomento (aprire con il caso-Fazio di cui, siamo onesti, non frega niente a nessuno è stato una scelta troppo azzardata). La sopraccitata bibbia dei poveri si chiede che senso avevano le candid camere, come se ogni cosa dovesse per forza avere un significato aulico; talvolta le risposte sono molto più terra terra. Si è voluto dimostrare che Rutelli è almeno educato (nb: scrivere questa cosa mi costa così tanto che lo sto facendo ad occhi chiusi) e che Petruccioli è un barbone di prim’ordine totalmente sprovvisto dei fondamenti di bon-ton, che invece dovrebbero avere tutti, specie chi ha conti in banca a 9 zeri.

Come programma è indubbiamente migliorabile; certo, trasmissioni come queste si basano al 90% sugli ospiti e, francamente, quelli di ieri non erano proprio il massimo, anzi tutt’altro (il telespettatore medio ha mai sentito parlare dell’economista Penati?). Aspettiamo argomenti più succosi e soprattutto aspettiamo la sfida con il dirimpettaio. Io non sarei così sicuro che quest’ultimo la spunti.




permalink | inviato da il 6/9/2005 alle 14:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
Giudicare Bonolis
29 agosto 2005
E’ proprio vero che – così come durante i Mondiali siamo 57 milioni di allenatori – quando partono trasmissioni chiacchierate diventiamo 57 milioni di critici televisivi. Ma sulla base di cosa parlano quelli che hanno già sputato centinaia di sentenze sul programma di Bonolis? Sarebbe bello saperlo.

Così come sarebbe bello ricordare che Mediaset ha saputo di aver ottenuto i diritti in chiaro della Serie A soltanto un mese fa; e in questi 30 giorni ha dovuto imbastire due programmi totalmente nuovi, rivoluzionare quelli già esistenti e apportare modifiche persino al neonato progetto Premium del digitale terrestre. Per questo non condivido affatto la montagna di critiche (negative nella quasi totalità) piovute addosso a Serie A, il sostituto-Mediaset di 90° Minuto. Lo stesso Bonolis – certo, siamo d’accordo che l’ha fatto per mettere le mani avanti – l’ha detto chiaramente: trattasi di una puntata zero che però va in onda (la puntata zero è la registrazione di prova di un nuovo programma che non va mai in onda, ndr).

Nessuno nega che ci siano state delle fasi sonnecchianti, che forse le due ore andrebbero gestite meglio, e gli ospiti meglio assortiti, ma, caspita, il tifoso medio è stato abituato per trent’anni a vedere tutti i gol in un’ora, adesso le ore sono due, è normale che si trovi spiazzato! Non si può definire questo programma un fallimento perché non è stato perfetto in tutti i suoi molteplici ingranaggi sin dalla prima puntata.

Sarà che c’entra Mediaset (e quindi Berlusconi), ma gli avvoltoi hanno davvero esagerato. Alcuni l’hanno bollato addirittura come un mezzo flop (per la cronaca, ha ottenuto più del 27% in una domenica d’agosto), altri – come il pregevole critico Aldo Grasso – sono arrivati a contestare la clip iniziale con cui si è voluto ricordare i predecessori di 90° Minuto con un omaggio che a me personalmente è parso azzeccato, se non doveroso.

Altri ancora, che non avevano mai degnato di attenzioni la Ventura (se non per il gossip), adesso le sbrodolano addosso tonnellate di complimenti per come ha gestito il suo Quelli che… senza il calcio. Poco importa se l’ha fatto infrangendo le regole (cosa che Mediaset in trent’anni non ha mai fatto) e invitando in studio avvocati difensori di terroristi solo perché dotati di generoso decollete acchiappa-audience.

Nessuno chiede di incensare Bonolis sulla fiducia, ma almeno aspettare che il programma completi il suo naturale rodaggio, beh, questo sì! Anche perché, comunque decidano di ritoccarlo, una rivoluzione è già stata compiuta. E non mi riferisco al passaggio di rete, quanto al cambio di stile. Usare l’ironia per far scendere dal piedistallo lo snobbissimo e irritabilissimo mondo del calcio è già di per sé una conquista.



permalink | inviato da il 29/8/2005 alle 16:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
TelePordenone mette in riga Cnn, Bbc, e tutti gli altri
21 aprile 2005
Sembra incredibile che una piccola città, Pordenone, abbia assunto un ruolo così importante nella incredibile e, lasciatecelo dire, ipocrita vicenda di Submission, il cortometraggio contro l’islam girato da Theo Van Gogh, poi ucciso (se possedete una connessione veloce, guardatevelo qui, purtroppo i sottotitoli sono in olandese).

Pochi giorni fa, la piccolissima TelePordenone ha proposto un paio di minuti del film “invisibile” su iniziativa del deputato leghista Edouard Ballaman. Solo due minuti perché, ovviamente, per questione di diritti non gli era concesso trasmetterne di più. Solo l’altro ieri Canale Italia di Padova (ex Serenissima TV, per intenderci) aveva – con tanto di comunicati  sui maggiori quotidiani italiani – annunciato la trasmissione del film, poi sinistramente annullata a pochi minuti dalla messa in onda.

Direttore, capo, factotum e conduttore di questa piccolissima emittente pordenonese è Gigi Di Meo, personaggio notissimo in provincia i cui modi espressivi forse un po’ rozzi  fanno probabilmente perdere peso alle sue idee, le quali sono portate avanti oggettivamente con molto coraggio. Il tutto nonostante le minacce quotidiane a cui è sottoposto il giornalista friulano, perseguitato anche sotto casa da sedicenti esponenti di centri sociali della zona e nonostante una testa di maiale mozzata (non è uno scherzo, credetemi) che Di Meo si è ritrovato sul cofano della sua automobile un anno fa.

Gigi Di Meo è famoso in zona per le sue dirette fiume in occasione di eventi o calamità che riguardano la provincia (in occasione dell’alluvione in Friuli di tre anni fa, andò avanti per 12 ore consecutive praticamente senza mezzi tecnici, in contatto con i Vigili del Fuoco, e arrivò addirittura ad istituire una sottoscrizione per gli alluvionati) e soprattutto per le sue battaglie, spesso purtroppo in solitaria, contro l’immigrazione clandestina. Immigrati che nella zona del pordenonese si moltiplicano come cavallette giorno dopo giorno e che rappresentano una vera e propria piaga della provincia.

E’ davvero sorprendente che a prendersi questo carico così pesante (mi riferisco a Submission) sia una realtà microscopica. Così mentre i grandi e medi network, chiacchierati cineasti e giornalisti sordi a comando fanno orecchie da mercante e illuminati filosofi come Santoro invitano a “non trasformare la pellicola in un manifesto antislamico” (proprio lui che ha fatto della strumentalizzazione una bandiera), una piccolissima tv prende il coraggio a due mani e grazie al suo deus ex machina, grezzo ma determinato, porta in video il caso tele-cinematografico del momento.

Complimenti, e che sia di buon auspicio per il futuro.



permalink | inviato da il 21/4/2005 alle 17:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
Vogliamo fare anche una mozione parlamentare per la Lecciso?
30 novembre 2004

Può Oggi, che si occupa parecchio anche di televisione, non spendere due parole (d'insulto) alla signora Lecciso? Certo che no.

Antefatto. Non sono molte le cose da ricordare nella gestione Del Noce di Raiuno; il personaggio è molto antipatico, sgarbato (chi non ricorda il tapiro stampatosi sul setto nasale di Staffelli?). Tra i suoi rari meriti quello di aver fortemente voluto il mega-show di Fiorello, con annesso successo di pubblico e soprattutto di critica, e il recentissimo allontanamento delle trash-sisters dal programma Domenica In. Per una questione di decenza, probabilmente.

Non dimentichiamoci che quell'oscena signorina rappresenta anche la categoria dei giornalisti, poiché il suo passato da cronista di quartiere l'ha fatta diventare giornalista-pubblicista. Non apprezzando nemmeno lontanamente la categoria in questione, devo dire che un testimonial migliore non lo potevano trovare.

Ci si riempie spesso la bocca di luoghi comuni sul fatto che molta della gente che va in tv non sa fare niente; spesso è solo invidia (anche da parte mia) dei mirabolanti stipendi che si portano a casa. In questo caso, a mio parere, l'indignazione è giusta e giustamente lo scempio è stato bloccato. E per tutta risposta tutte le altre trasmissione fanno la gara per accaparrarsi una sua ospitata. Persino il meno gossipparo dei tg, il tg4, le ha dedicato più di un servizio.Per non parlare del sempre puntuale Studio Aperto, che per poco ci fa l'apertura, e dell'arringa difensiva di Sua Maestà Ventura l'altro ieri a Quelli che...

Tant'è che, mentre prima la sua apparizione a Domenica In le fruttava 2-3mila euro a puntata, adesso Mediaset gliene offre ventimila. E poi ci lamentiamo.




permalink | inviato da il 30/11/2004 alle 15:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
Mentana medita il suicidio...
20 novembre 2004

Stasera mi è capitato di pensare ad Enrico Mentana seduto sul divano di casa sua mentre digrigna i denti e gratta le unghie sul divano guardando il suo Tg5 smontato crudelmente pezzo dopo pezzo. Pensavo di dover scrivere questo post prima o poi, ma pensavo di doverlo fare fra due o tre mesi, non dopo una settimana. Invece la cura-Rossella sta avendo effetti immediati.


Innanzitutto la soppressione della rubrica “Gusto”, fiore all’occhiello del duo Mentana-Sposini, che diventerà effettiva tra un paio di settimane. C’è chi l’ha criticata sostenendo la sua inadeguatezza per un tg, però la collocazione oraria perfetta e l’insperato successo di pubblico l’hanno fatta diventare un must nel panorama televisivo non certo vasto.


Poi, il capolavoro di stasera: un servizio di 5 minuti dedicato all’Isola dei Famosi. Certo, ne parlava in modo ironico e sprezzante, però è durato 5 minuti, tanto, troppo per un reportage sull’Iraq, figurarsi per una buffonata del genere. A parte che è un programma della concorrenza (parlarne bene o male non importa, l’importante è che se ne parli), ma quello che stupisce è la spudorata virata verso il gossip e la cronaca rosa che il neodirettore ha imposto alla linea editoriale del tg di punta di Mediaset.


Oltretutto, 4 anni fa, all’epoca del polverone suscitato dalla “prima” del Grande Fratello, Mentana lanciò un sondaggio in diretta in cui chiedeva al pubblico se fosse giusto dedicargli spazio all’interno del telegiornale. Fu un plebiscito. Per il no. E da allora, coerentemente, il Tg5 smise di parlarne. Ora questa logica viene totalmente soverchiata dal servo Rossella che non solo parla di un reality della concorrenza, ma lo fa con un servizio di durata smisurata. Tredici anni ci sono voluti per creare un giornale credibile, e meno di una settimana per traformarlo in una costola di Studio Aperto.


Cav., La sosterrò sempre, ma mi permetta di dirLe che ha sbagliato mossa.




permalink | inviato da il 20/11/2004 alle 21:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
Altro autogol: Mentana saluta il Tg5
12 novembre 2004

La marcia autolesionista di Mediaset pare inarrestabile. Stavolta è il turno di Enrico Mentana, da ieri sera direttore dimissionario (?) del Tg5.

La situazione sembra, però, abbastanza controversa; la notizia del possibile passaggio di consegne sulla poltrona del tg dell’ammiraglia del biscione era in effetti già trapelata da alcuni giorni (il sito Dagospia l’aveva già rivelato). Controversa perché sembrava che Mentana volesse abbandonare di sua volontà in quanto ingolosito dalla direzione del Corriere della Sera, mentre lo stesso direttore, annunciando in diretta la notizia, ha invece sottolineato che il suo allontanamento sarebbe stato voluto dall’azienda (dietro garanzia di un posto di uguale importanza all’interno dell’azienda).

Sta di fatto che oramai l’errore è commesso e sembra alla luce dei fatti ben più grave di quello che si possa immaginare. Per vari motivi.

Innanzitutto, la forza del Tg5 è sempre stata l’imparzialità. Proprio Enrico Mentana – che con i suoi proverbiali annunci in diretta dimostra di dare un certo valore alla gente – in un memorabile editoriale il 13 gennaio 1992 (giorno della prima trasmissione) firmò con il pubblico una sorta di patto mediatico in cui si impegnava a creare un tg super partes, quindi totalmente svincolato dall’editore, nella fattispecie Silvio Berlusconi, impresa assai ardua vista la potenza del nome. E ci riuscì.

Al suo posto subentrerà Carlo Rossella, già direttore di Panorama e poi di Verissimo, il rotocalco del tg5. Proprio queste due precedenti mansioni fanno pensare che non sia il più adatto ad una poltrona così scomoda; è un altro di destra e anche dichiarato per giunta. Così non si fa altro che riempire la bocca agli antiberlusconiani di professione, che si ritroveranno a capo delle tre testate di Mediaset altrettanti direttori di destra (Fede, Giordano e appunto, Rossella) e che trasformeranno la cosa nel punto cardine su cui ruoterà tutta la campagna elettorale della sinistra per le prossime politiche del 2006. Viene così il dubbio che il cavaliere voglia in qualche modo tutelarsi anche nel suo tg più seguito e apprezzato cercando di controllarlo direttamente, cosa che la cocciutaggine di Mentana non permetteva.

Viene meno così il concetto di imparzialità, come detto, su cui il Tg5 ha puntato tutto per sottrarre audience alla Rai. Secondo errore, il tg5 è stato cucito come un abito addosso a Enrico Mentana; allontanarlo significa sgretolare tutto l’equilibrio che si è venuto a creare in 13 anni di gestione unica. Il tg5 non ci  ha impiegato molto a sottrarre pubblico ai rivali del tg1; è bastato sgrezzare un po’ il linguaggio, togliere il politichese che in Rai impazza ancora. E il primo sorpasso è arrivato già nel marzo 1993 (dopo poco più di un anno dalla nascita) e da allora la distanza fra i due si è man mano assottigliata.

Inoltre – nonostante nell’ultimo editoriale, quello di ieri sera, Mentana si sia impegnato a sorvegliare sulla gestione futura per quanto possibile – c’è il rischio che lo stile gossiparo di Rossella (che subentrerà già lunedì) possa influire sulle scelte editoriali; il terrore da parte mia è che venga trasformato in una succursale di Studio Aperto.

Mentana è sempre stato caratterialmente un despota, è cosa nota a tutti; è inevitabile peraltro che sia così, ci vuole il pugno di ferro per mandare avanti un baraccone così grande; ci piace però segnalare lo strappo alla regola che ha fatto nell’atto di salutare gli spettatori: “Consentitemi, per l’ultima volta, di salutarvi in modo informale. Ciao”. A noi conservatori i cambiamenti, si sa, non piacciono mai e dare giudizi a priori è lo sport nazionale, però la prima sensazione è quella che Mediaset abbia compiuto l’ennesimo autogol in questo periodo disastroso.

Dati e date estrapolati dall’Enciclopedia della Televisione di Aldo Grasso, ed. Garzanti.




permalink | inviato da il 12/11/2004 alle 2:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
Costituzione solo per la Rai
29 ottobre 2004

Ho sempre difeso a spada tratta Mediaset (e continuerò a farlo), ma stavolta mi vedo costretto a muoverle un appunto (immagino già che a Piersilvio Berlusconi tremino le ginocchia per questo…). Trovo incomprensibile la totale assenza dai palinsesti del biscione della diretta televisiva dell’importantissimo evento di stamattina relativo alla firma della Costituzione Europea.


Mancanza a mio parere ancora più grave dal momento che essa non avrebbe comportato da parte di Mediaset costi esorbitanti poiché la ripresa dell’evento (in pompa magna, con 42 telecamere, 6 bracci mobili e supervisione artistica di Franco Zeffirelli) non era a carico alle singole tv, ma veniva realizzata da una società appaltatrice. Infatti, l’Euroscena di Roma, da diversi anni incaricata da Palazzo Chigi di seguire questo genere di appuntamenti, ha realizzato il cosiddetto segnale internazionale, fruibile da Rai, Mediaset, Sky e tutte le altre televisioni del mondo che ne avessero fatto richiesta.


Non trattandosi, peraltro, di un evento sportivo o di spettacolo (per i quali le varie televisioni dovrebbero sganciare parecchi quattrini per accaparrarsi i diritti), il segnale – da quanto mi risulta – veniva distribuito gratuitamente a tutte le emittenti. Raiuno, unica tv a trasmettere l’evento, non merita più di tanti complimenti perché è obbligata a trasmetterlo, essendo comunque uno dei canali della tv di Stato, però Mediaset (ad esempio con l’ammiraglia tg5) avrebbe fatto bene ad imitarlo, data l’importanza della manifestazione e il coinvolgimento di vari paesi (e non solo europei, come si potrebbe immaginare). Peraltro era previsto uno speciale del tg4 nella mattinata di oggi, che però è stato cancellato addirittura alla fine della scorsa settimana.


Considerando inoltre che per la liberazione (?) delle due Simone erano collegate tutte e sette le televisioni nazionali, la mancanza dell’azienda di Cologno Monzese assume ancora più valore.




permalink | inviato da il 29/10/2004 alle 15:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Chi fa veramente la TV
24 settembre 2004

Il grave black out che ha colpito il tg5 delle 20 di stasera impedendogli di essere portato a termine da un lato mi crea dispiacere, più che altro per i colleghi che sicuramente non avranno potuto far altro che stare a guardare, dall’altro lato invece mi rende – tra virgolette – contento perché è giusto che la gente capisca a fondo chi fa (nel vero senso della parola) la televisione.

I lavoratori della televisione, da molti definiti in senso dispregiativo “maestranze”, sono dei normali impiegati, come tante categorie, sottopagati in proporzione alla responsabilità delle loro mansioni (il loro stipendio medio è pari a quello di un qualsiasi impiegato di una qualsiasi azienda) e poco considerati tanto da essere considerati da molti, come detto, poco più che operai. Sono ultimissimi nella scala gerarchica della tv dietro ai conduttori, alle ballerine, ai registi, ai produttori, agli autori, ai coordinatori, ecc ecc.

Il punto è che l’utente medio della tv questa cosa la ignora totalmente; se un autore scrive una battuta che non fa ridere o un dialogo poco interessante, la cosa passa e va nell’indifferenza; lo stesso dicasi se un regista sbaglia uno stacco o un’inquadratura o se un giornalista realizza un servizio noioso e senza sprint. Tutti errori che lo spettatore magari nota magari no ma che non sono comunque atti che rovinano del tutto un tg o una trasmissione. Ma se un tecnico audio non apre un microfono nessuno sentirà niente, se un mixer video imposta male la trasmissione nessuno vedrà niente, se un cameraman sbaglia l’inquadratura lo spettatore si troverà spiazzato. E, in tutti questi casi, la trasmissione, qualsiasi essa sia, ne risentirà parecchio.

Quello che è successo al tg5 delle 20 di questa sera è l’esempio lampante dell’importanza di tecnici e operatori nel campo della televisione. Perché Mentana potrà anche incazzarsi perché un suo giornalista non è stato incisivo, ma se le “maestranze” non fanno il loro dovere il lavoro di tutti viene compromesso irrimediabilmente.

Manco a dirlo riporto un trafiletto apparso su Vanity Fair di giovedi scorso in cui Luca Sofri ben sintetizza ciò che ho appena scritto in un articolo che potrebbe diventare un manifesto dei lavoratori del settore.

 

Enrico Mentana che conduce il tg5. Gad Lerner e i suoi ospiti dell’Infedele. Gli smandrappati dell’isola dei famosi. Tutte le immagini di Blob. Gerry Scotti e i suoi concorrenti e le sue letterine. Il processo di Biscardi. Le riprese da Baghdad. Maria De Filippi. Tutto Blade Runner. Moonlighting con Bruce Willis. Milan-Inter, e tutte le partite di calcio. TUtte, tutte queste immagini, tutte. E ancora. Lucia Annunziata su Sky. Gli spot pubblicitari. L’Olimpiade di Atene. Le Iene. Il Palio di Siena. Sex and the City. Il signore del meteo. Milena Gabanelli nello studio di Report. Il festival di Sanremo. Omnibus la mattina. Pensatene ancora, quelle che volete. Qualcuno volò sul nido del Cuculo. I video dei Duran Duran. Il Maurizio Costanzo Sciò. I documentari di Discovery Channel. Le televendite. Le telepromozioni. Che altro vi viene in mente? Kiefer Sutherland in 24. Tutti i sabati sera di Fiorello. Le sedute parlamentari. Un posto al sole. I programmi della Gialappa’s. Il discorso di Capodanno del Presidente della Repubblica, e persino il Papa affacciato alla finestra. Tutte queste immagini, tutte, dalla prima all’ultima, sapete da dove vengono? Le ha girate un cameraman.




permalink | inviato da il 24/9/2004 alle 21:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Veline
23 settembre 2004

In Italia è strapieno di fighe… E siamo andati a prenderla in Russia (e, fra parentesi, è anche bruttina)!

Chi ci capisce è bravo…




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Po-po-po-portobello!
18 settembre 2004

Lo spettro di Enzo Tortora torna ad aleggiare su di noi proprio oggi grazie ad una dichiarazione della figlia Silvia all’agenzia Adnkronos in cui se la prende, a mio parere più che giustamente, con la tv pubblica per non aver commemorato in nessuna occasione il padre morto triturato dalla fallace giustizia italiana.

“Finora la Rai non ha mai fatto nulla per ricordare mio padre che pure ha contribuito in maniera sostanziale alla storia della tv italiana. Si poteva anche sprecare una parola in trent’anni. Con tutte le serate che si fanno in tv, non dico che potevano fare una ‘serata per Enzo’ ma almeno ‘5 minuti per Enzo’ o ‘3 secondi per Enzo’… e invece l’unico che ha fatto una cosa del genere è stato Costanzo”. Silvia Tortora si lancia poi in una tanto breve quanto efficace analisi dell’attuale stato in cui versa la televisione italiana. “Io detestavo Portobello. Ci sono programmi che si ispirano a quello ma sono volgari, cosa che Portobello e mio padre non erano mai. Quando vedo cosa va in onda oggi in tv, sento di dovergli delle scuse…”.

E, salvo eccezioni, come darle torto?

P.S.: Un breve ma simpatico profilo del presentatore lo trovate qui.




permalink | inviato da il 18/9/2004 alle 16:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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