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Silvio ricattato e beffato

All’indomani del “gran bidone” – come lo ha definito “Libero” – c’è grandissima delusione presso i simpatizzanti e gli elettori di Silvio Berlusconi. L’apparizione che il premier avrebbe dovuto fare ieri sera a “Matrix” era vista dal popolo del centrodestra come un’occasione di rivincita che arrivava dopo settimane di accuse piovute da ogni parte per via del dl sulla sicurezza e sul cosiddetto Lodo-bis. C’era oggettivamente tanta attesa, nessuno immaginava che il Cav. potesse permettersi di rinunciare ad una vetrina così importante in un momento decisivo per il suo governo, invece a metà pomeriggio l’annuncio: «il premier rinuncia».

Difficile immaginarne il vero motivo; certo la motivazione ufficiale non convince, quell’allusione al gossip che distrarrebbe dalle vere azioni del governo sa molto di scusa ufficiale. Personalmente le cose stanno così: c’è stato un classico do ut des. Io non pubblico le intercettazioni scabrose e tu non vai ad infangarci davanti a 10 milioni di persone. Un vero e proprio ricatto. Segno evidente che Berlusconi è tenuto clamorosamente sotto scacco dalla magistratura, ma anche che quest’ultima non deve avere la coscienza tanto pulita se teme che un’apparizione tv possa essere sufficiente per delegittimarli. Io, ragionando ovviamente da cittadino anonimo e senza responsabilità di governo, non avrei accettato il ricatto; sarei andato a “Matrix” forte del bulgaro (ma democratico) consenso popolare e soprattutto dell’appoggio del presidente Napolitano che aveva messo in riga i pettegoli del Csm. Poi, avessero pubblicato le intercettazioni, chi se ne frega. Non siamo bacchettoni all’inverosimile come negli Usa. Qui si sarebbero riempite per una settimana paginate di giornali e poi l’italiano avrebbe dimenticato o, addirittura, compatito, perché noi siamo fatti così come ha detto Rotondi.

E poi c’è la versione più standard che vedrebbe Gianni Letta abile persuasore che avrebbe elencato a Silvio tutti i “contro” che potevano manifestarsi in caso di apparizione tv e che questo sia bastato a far desistere il tenace premier. Fosse così, verrebbe da dire con la dovuta gentilezza che i modi light del sottosegretario hanno un po’ rotto le scatole; questa è una vera minaccia e andava presa di petto per ripagarli con la stessa moneta.

Comunque sia, queste sono solo supposizioni. L’unica cosa certa è che il premier è ricattato e non può governare con la dovuta serenità per colpa di un pompino (forse solo immaginario). Questa è l’Italia.

Pubblicato il 4/7/2008 alle 13.7 nella rubrica Diario.

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